Cosa vale per le sostanze CMR in azienda?
Le sostanze CMR (note anche come CMR) sono un tema importante nella sicurezza sul lavoro e nella tutela della salute, in cui non ci possono essere “zone grigie”. Infatti, non appena le sostanze vengono classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, aumentano notevolmente i requisiti in materia di misure di protezione, documentazione e funzionamento.
Questo articolo serve da orientamento per i responsabili HSE, la direzione della produzione e l’ufficio acquisti tecnico.
1) KMR/CMR in breve: cosa significano?
KMR (CMR) sta per:
- K: cancerogeno (carcinogenic)
- M: mutageno / mutagenico (mutagenic)
- R: tossico per la riproduzione / pericoloso per la fertilità (toxic to reproduction)
Importante per la vostra pratica: non si tratta di “molto o poco”, ma di una valutazione relativa alle sostanze e ai processi che voi, in qualità di gestori, dovete documentare in modo chiaro.
2) Aria di ricircolo o aria di scarico? La logica di base delle sostanze CMR
In linea di principio, se le emissioni di processo non comportano pericoli particolari, è spesso possibile il funzionamento con aria di ricircolo. Nel caso delle sostanze CMR, tuttavia, le direttive e le norme tecniche raccomandano o impongono all’operatore in linea di principio l’utilizzo di un sistema di scarico dell’aria.
Inoltre, la documentazione specifica esplicitamente che l’aria aspirata contenente sostanze CMR delle categorie 1A e 1B non deve entrare nell’aria respirabile.
Conclusione pratica: per la vostra decisione sono fondamentali due domande:
- Si tratta di emissioni sotto forma di particelle o gassose?
- È stato dimostrato un grado di separazione sufficiente in caso di funzionamento con ricircolo dell’aria?
3) Sostanze CMR sotto forma di particelle: ricircolo dell’aria solo con grado di separazione confermato (ad es. W3)
Per le sostanze CMR in forma di particelle vale quanto segue:
ricircolo dell’aria solo con impianto omologato W3 – altrimenti scarico dell’aria.
In aggiunta viene descritto come deve essere effettuata la verifica nella pratica:
- In modalità di ricircolo dell’aria, il grado di separazione al momento della messa in funzione deve essere verificato dal gestore mediante una procedura collaudata.
- Se la verifica non è sufficiente, l’aria filtrata deve essere scaricata all’esterno.
- In alternativa è possibile utilizzare un impianto di aspirazione e filtraggio omologato con grado di separazione confermato (ad es. secondo DIN EN 60335-2-69 allegato AA o W3).
4) Sostanze CMR gassose: aria di scarico o sensori con allarme
Per le sostanze CMR gassose vale quanto segue:
convogliamento dell’aria di scarico o monitoraggio dell’aria filtrata con sensori di misurazione e segnalazione in caso di superamento dei valori limite.
Se non è possibile convogliare l’aria all’esterno, è necessario che l’operatore monitori i valori AGW sul bocchettone di scarico.
Importante: le sostanze gassose richiedono concetti di filtraggio diversi rispetto alle particelle pure, tra cui l’adsorbimento di sostanze gassose con granuli di carbone attivo e setacci molecolari contro gli inquinanti gassosi.
5) Cosa significa W3 e perché è rilevante per le sostanze CMR?
Gli impianti TBH sono certificati secondo la norma DIN ISO 21904 (W3) e l’IFA conferma gli impianti (tra l’altro nella lista positiva IFA).
Se nella vostra azienda sono in funzione processi CMR, W3 (o un grado di separazione confermato secondo la norma pertinente) è così rilevante perché si tratta della protezione dimostrabile nel funzionamento a ricircolo d’aria.
6) Lista di controllo per HSE e produzione: come strutturare la valutazione
Per arrivare più rapidamente a una decisione affidabile a livello interno, è utile seguire questa sequenza:
- Identificare le sostanze e verificare la classificazione (scheda di sicurezza, elenco interno delle sostanze pericolose, classificazione CMR).
- Chiarire il tipo di emissione: particellare o gassosa (o entrambe).
- Definire il concetto operativo: aria di scarico vs. aria di ricircolo (in caso di aria di ricircolo: tenere conto dei requisiti di prova/norma).
- Dare priorità alla raccolta nel luogo di origine (le misure di protezione tecniche seguono di norma la logica: evitare → aspirare → misure di ventilazione → DPI).
- Pianificare la prova e gli obblighi operativi (ad es. logica di prova/manutenzione, concetto di misurazione) .
- Aggiornare la documentazione (valutazione dei rischi, istruzioni operative, formazione).
7) Come TBH offre supporto – senza inutili complicazioni
TBH descrive che gli impianti di filtraggio e aspirazione dispongono di un grado di separazione W3 confermato dall’IFA e possono essere utilizzati anche per l’aspirazione di sostanze CMR. Inoltre, vengono menzionate caratteristiche dell’attrezzatura particolarmente rilevanti nei processi sensibili (ad es. filtri HEPA H13-H14, segnalazione sul display, misuratore di portata volumetrica, modulo di segnalazione, interfaccia con valutazione degli errori, principi di filtraggio come adsorbimento con carbone attivo e setaccio molecolare).
Nota:
questo articolo è una sintesi orientata alla pratica e non sostituisce una valutazione dei rischi specifica per il sito. La configurazione concreta (ricircolo/scarico dell’aria, concetto di misurazione, configurazione del filtro) dipende sempre dalla sostanza, dal processo e dalle condizioni generali.
Desiderate classificare la vostra applicazione (particellare/gassosa, ricircolo/scarico, requisiti di rilevamento) in modo strutturato?
Inviateci brevemente:
- Sostanza/materiale + scheda di sicurezza (se disponibile)
- Descrizione del processo (fonte, ciclo, involucro)
- Concetto di funzionamento desiderato (ricircolo/scarico)
- Valori target/limiti o specifiche HSE interne
Maggiori informazioni: Contatti – TBH GmbH Impianti di filtraggio e aspirazione
Video correlato: https://youtube.com/shorts/j-SVoUBLn2c?si=01slkz99Ypg-eK-c